lunedì 24 febbraio 2014

Autobus, compagno di viaggio...


L'autobus è una parte essenziale del viaggio. È il mezzo di trasporto più comune, soprattutto nelle nazioni “arretrate”.
Ne esistono di tutti i tipi, a seconda del Paese, della distanza da coprire, della categoria. Da quelli di lusso (col sedile che si trasforma in un vero e proprio letto, tv personale come sugli aerei, wi-fi) ai furgoncini rottame (dove non esiste la fermata, ma si sale e scende al volo); e ovviamente tutte le possibili sfumature tra i due estremi.
È un mezzo di trasporto ma anche un luogo di incontro, ma come tutte le cose durante un viaggio (e più in generale nella vita...) a volte rivela un risvolto amaro. Ho sperimentato sulla mia pelle alcuni inconvenienti, in particolare per quello che riguarda l'orario: quello che parte solo quando è pieno (Sudafrica), quello che non parte perchè l'autista sta giocando a scacchi (Indonesia), quello che parte con 20 minuti di anticipo senza aspettarti (Baja California).
In ogni viaggio però (e per fortuna) assisto a qualcosa di nuovo per quanto riguarda i pullman: in Messico ho ammirato il posto personalizzato di un autista, che sul suo pulmino anziché il classico sedile si è installato una specie di sdraio composta da strisce di plastica che, a suo dire, risulta molto più fresco di quello che c'era originariamente; oppure il braccio meccanico installato da un altro guidatore, che gli consente di aprire e chiudere la portiera scorrevole alla sua destra rimanendo comodamente seduto al suo posto: un genio...
Per non parlare del campionario di musica varia e quasi sempre a volume folle (specie sui furgoncini più piccoli), mentre gli autobus a lunga percorrenza in genere propongono film palesemente scaricati da internet; la fregatura è che spesso i pullman della stessa compagnia, anche su tratte diverse, propongono gli stessi film: il rischio è quello di doversi sorbire più volte la stessa pellicola (a parte i veicoli di lusso, non c'è modo di evitare l'assordante audio).
Altro elemento in comune sui trasferimenti lunghi sono i turni massacranti degli autisti. Il tutto a discapito della sicurezza? Ovviamente sì, ma meglio non pensarci...
Oppure i venditori ambulanti che propongono di tutto: dalle caramelle alle bibite, fino ai medicinali: ultimamente ero tentato di comprare (da un tipo che ispirava mooolta fiducia) un prodotto magico che risolve i problemi della prostata: meglio giocare d'anticipo, non si sa mai...

Nel trasferirmi dal Messico al Guatemala ho assistito anche alla trasformazione del mezzo di trasporto: nel giro di 10 ore sono passato da un autobus da 25 persone ad un'auto con 4 passeggeri... nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”: la legge della conservazione della massa si applica anche tra San Cristobal de Las Casas (Mex) ed Antigua (Gua): un tragitto tipico per chi viaggia da queste parti; un percorso che avevo già fatto nel 2006 usando i mezzi pubblici.
Memore di quella esperienza e del fatto che oramai sono un ultraquarantenne, decido questa volta di rivolgermi ad un tour operator che propone un servizio navetta prelevandoti direttamente dall'ostello.
Però una volta arrivati al confine, dopo essere scesi per sbrigare le pratiche burocratiche  e aver attraversato a piedi la frontiera, l'autobus di partenza è stato “smembrato” in 3 pulmini, il mio composto da 6 persone: una coppia di israeliani; Ginski, un australiano di origine russa; Sebastian, un argentino di origini polacche (il nonno era scappato durante il nazismo perchè ebreo); un danese diretto in Brasile per i Mondiali di calcio (con molta calma, dato che mancano ancora 4 mesi); il sottoscritto.
Come scrivevo l'autobus è un luogo di incontro, e spesso viaggiando capita di trovare compagnie molto eterogenee.
Il tempo sul pulmino è trascorso velocemente, tra Sebastian che, sfruttando le sue origini, cercava di imparare qualche nuova parola dai 2 israeliani (immaginatevi un argentino che parla in ebraico in Guatemala...), i quali invece erano più interessati ai miei racconti, dato che ero stato da poco nel Grand Canyon, una delle loro mete future.
Io, a mia volta, ero rapito dai video di Ginski: il ragazzo faceva il cameraman (lavorava per Fox Sports) e ci ha fatto vedere sul suo Mac qualche lavoro: veramente bravo! Per chi ha tempo, consiglio di guardare su Youtube alcune sue opere.
Zombies in Utila” (http://www.youtube.com/watch?v=QUsir-fsRJc) è divertentissimo, mentre il video del record di quante persone possono salire su un “chicken bus” è follia pura... un grande!!!

Dopo alcune ore i due israeliani sono scesi, e come per magia noi 4 rimasti siamo stati trasferiti su un'auto per coprire l'ultima parte del tragitto.
Ironizzavamo sul fatto che forse dopo qualche km dovevamo scendere anche dall'auto, prendere prima un tuk tuk, poi una bici per poi finire appiedati.
Grazie al cielo, esiste un limite anche per la legge della conservazione della massa...

lunedì 10 febbraio 2014

Il Rosso ed il Grigio


... per giustificare il titolo potrei dire, da milanista, che visti i risultati attualmente poco lusinghieri della mia squadra, il nero si è un po' sbiadito...

In realtà questi due colori sono il manifesto delle prime 2 settimane di viaggio.
Rosso come il Grand Canyon, come le sculture della Monument Valley, come i tramonti infuocati sul Pacifico.
Grigio come loro, il motivo principale che mi ha spinto a fare questo viaggio: le balene.

Breve riassunto di 2 settimane, una negli States, l'altra in Messico: la prima atterrando a Los Angeles, noleggiando un'auto e facendo più di 2500 km a zonzo per California, Arizona, Utah e Nevada; la seconda attraversando a piedi la frontiera a Tijuana, e scendendo lungo la Baja California da nord a sud con gli autobus locali.
Nel corso di questi 14 giorni un minimo comune denominatore: la NATURA.
Grand Canyon, Monument Valley, Zion National Park con i loro colori, le loro forme, i loro scenari incantati; l'emozione di camminare dentro il Canyon, di scendere fino al Colorado, di dormire in tenda lungo le sue sponde, di risalire il giorno dopo seguendo un altro sentiero in modo da poter ammirare quella meraviglia da altre angolazioni... Fantastico!
E poi la Baja California, così selvaggia con il deserto che si tuffa nel mare di Cortez creando uno scenario probabilmente unico al mondo: non so in quante altre spiagge del pianeta il vostro vicino sia... un cactus!
È un Messico un po' “sui generis” quello della Baja, un posto meraviglioso eppure non rinomato, quasi snob: pochi eletti la visitano, però sono eletti non per ceto ma per vocazione. È il paradiso degli hippy, oramai un po' datati, ma pur sempre (o forse proprio per questo) ammirevoli.

E poi ci sono loro, il motivo di questa nuova avventura: le balene.
Era da un po' che volevo vederle, ispirato dal bel libro di Pino Cacucci “Le Balene Lo Sanno”, e finalmente ci sono riuscito. Mi ero segnato tre posti dove andare ad osservarle: Guerrero Negro, Laguna San Ignacio, Los Cabos.
Dopo il primo appuntamento ero talmente appagato che ho rinunciato alle altre due tappe: l'emozione provata a Guerrero Negro è stata talmente forte, intensa ed estasiante che... boh? Cosa potevo volere di più???
Trovarsi su una barchetta circondato da questi “bestioni” è qualcosa di incredibile: sono animali sono estremamente socievoli, vengono verso l'uomo per giocarci, per farsi ammirare, a volte per prenderlo in giro: io ho ricevuto una carezza (o forse era una sberla?), ovvero un colpetto di pinna...
Puntualmente da millenni questi cetacei vengono in inverno lungo le coste della Baja California a figliare, ma la cosa più incredibile è che, anziché essere protettive nei confronti dei piccoli (come normalmente avviene in Natura), le mamme spingono i “cuccioli” verso l'uomo per familiarizzare. Un bell'atto di fiducia, non c'è che dire.
E comunque, un'emozione unica, indescrivibile...

Dopo qualche giorno sono andato sull'isola Santo Espiritu, un'isola disabitata molto selvaggia, un paradiso per fare snorkeling, kayak e passeggiate.
L'isola è molto arida, con alte scogliere che si buttano nel mare intervallate da qualche incantevole caletta; a volte queste scogliere formano dei veri e propri canyon, che, in piccolo, mi ricordavano quello ammirato in Arizona.
E ho iniziato a sognare: ma che bello sarebbe poter vedere le balene nel Grand Canyon?!?

giovedì 28 giugno 2012

A zonzo per l'Italia in bici

dal 4 al 28 giugno 2012, da Palermo a Firenze pedalando attraverso Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Lazio, Umbria e Toscana.
In totale 2500 km  (Foto)

mappa ingrandita
 

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lunedì 16 aprile 2012

Indonesia: compleanno col botto...


Ubud, Bali; mercoledì 11 aprile 2012. È il mio compleanno (42). Ricevo qualche sms/email del tipo: “tutto bene?”, oppure “sei ancora vivo?”...
Io penso fra me e me: eccheddiamine, 42 anni non sono pochini, ma non ne farei una tragedia...
Poi capisco che il tono preoccupato (e preoccupante...) di quei messaggi era dovuto alla notizia del terremoto e del potenziale tzunami che era da poco avvenuto in Indonesia (però a Sumatra, a più di 3000 km da qui) da dove avevo scritto il precedente pezzo del “blog”. Al che ho iniziato a fantasticare: vuoi vedere che quei simpaticoni dei miei amici, a furia di lanciarmi anatemi ogni volta che ricevono una mail con le mie foto allegate, sono riusciti a creare un'onda di energia talmente potente da causare un terremoto nella zona dove sto viaggiando?!?
Beh ragazzi, compimenti... però avete sbagliato mira... e non cercate di rifarvi con Bali, perchè mentre leggete queste righe io sono in volo per rientrare (o sono già rientrato) in Italia.
Già, perchè Java e Bali rappresentano l'ultimissima tappa del mio viaggio: 3 mesi a zonzo per il Sud/Est Asiatico, nell'ordine Myanmar, Cambogia, Laos, Thailandia, Malesia ed Indonesia (Sumatra, Java e Bali). Ho chiuso decisamente in bellezza: Bali è una perla, ma tutta l'Indonesia in generale mi è piaciuta molto, anche se è talmente vasta che ne ho vista solo una piccola parte... un ottimo motivo per tornarci!
Del viaggio, come sempre, restano le foto e questo blog, a volte un po' contrastanti fra di loro: le foto raccontano paesaggi bellissimi, il blog fotografa momenti curiosi e/o divertenti, ma ovviamente ne' l'uno ne' l'altro sono in grado di descrivere tutto quello successo in 3 mesi.
Già... cosa succede in un viaggio di 3 mesi??? Niente di speciale, oppure di tutto e di più... buttiamola sul filosofico: in fin dei conti un viaggio (così come la vita) è fatto di alti e bassi, le cui vette ed abbissi possono dipendere da dove si è un un certo momento, con chi si è, come ci si è arrivati, come è il meteo, etc etc... Ma (fortunatamente) non esiste una legge matematica che determina i picchi ed i baratri del nostro umore: a volte ci sentiamo bene in un posto senza un motivo apparente, a volte non ci sentiamo a nostro agio in una località oggettivamente bellissima. C'est la vie...
Ma a proposito di alti e bassi, anzi di bassi e ancora più bassi, ecco come sono riuscito a svegliarmi per 4 giorni consecutivi ben prima dell'alba per collezionare una serie di sòle (romanesco, sinonimo di fregature):
lunedì 2 aprile, Yogyakarta (Java). Sveglia alle 4.30 per poter ammirare l'alba dalla vetta del tempio buddista di Borobudur . La stagione delle pioggie volge al termine, e solitamente si manifesta solo qualche breve acquazzone al pomeriggio. Quella mattina, però, piove. E l'alba dalla vetta non ha proprio nulla di magico, è un semplice passaggio dal buio alla luce, come se qualcuno avesse acceso l'interruttore. Solo che è tutto in bianco e nero...
martedì 3 aprile, Yogyakarta (Java). Sveglia alle 1.00 del mattino per prendere il treno dell' 1.50 che mi porterà a Malang. Pur arrivando in stazione in netto anticipo, per una serie di circostanze che non sto a descrivere, perdo il treno (di categoria business, ossia confortevole ed adattissimo per dormire, cosa di cui avrei bisogno). Devo ripiegare sul treno locale (categoria economy) decisamente più lento (e questo non è un problema) e senza A/C (ma anche questo non è un problema: garantisco che Milano d'estate è decisamente più calda ed umida di Java (che si trova sull'equatore) in aprile...). Ma è un treno, malgrado l'orario notturno, decisamente vivace: un via-vai continuo di gente che vuole vendere qualsiasi cosa (dalle bevande ai fazzoletti, dal cibo agli accendini), che suona qualunque tipo di strumento (musicale e non) elemosinando qualcosa, o che non suona nulla ma elemosina ugualmente, o semplicemente che sale e scende ad ogni frequente fermata. Di giorno sarebbe probabilmente una bella esperienza, ma di notte decisamente non e' il posto ideale per chi ha bisogno di dormire...
mercoledì 4 aprile, Malang (Java). Sveglia alle 2.30 per assistere in diretta (causa fuso orario) a Barcellona-Milan, gara di ritorno dei quarti di finale di Champions League. Risultato finale 3-1 per i catalani, e Milan fuori dalla Champions. Vabbè, contro il Barcellona ci può stare, hanno giocato decisamente meglio. Peccato che dopo la partita non possa dormire a lungo perchè devo prendere l'autobus per Cemoro Lawang (e che l'autista indossi la maglietta di Messi...)
giovedì 5 aprile, Cemoro Lawang (Java). Sveglia alle 4.30 per poter ammirare l'alba dalla cima del Pananjakan (2700 metri). Camminata di 1 ora (oramai sono un sonnanbulo...) per giungere al punto panoramico, ma quando arrivo è nuvoloso. Fortunatamente le nubi sono alte e non offuscano la bellissima vista dei vulcani sottostanti, ma ancora una volta l'alba si riduce a qualcuno che muove l'interruttore da OFF a ON, senza poesia e soprattutto con una luce scialba che avvilisce il fotografo che è in me...
potrebbe andare peggio... potrebbe piovere” (per chi non ha colto la citazione, rivedere assolutamente Frankenstein Junior!). Infatti dopo mezz'ora inizia a piovere...

Inizio a pensare che Fantozzi sia un dilettante in confronto a me, ma so di sbagliarmi: alti e bassi si diceva prima, e per fortuna Bali era dietro l'angolo...

lunedì 26 marzo 2012

Sumatra: dagli scacchi ai capelli


dopo Myanmar, Thailandia, Cambogia, Laos e Malesia, sono arrivato in Indonesia, l'ultima tappa di questo viaggio nel sud-est asiatico. Ultima tappa che inizia nell'isola di Sumatra, famosa per gli orango-tango, la jungla ed i vulcani. Ed è proprio vicino ad un vulcano che mi sono capitati un paio di episodi divertenti.
Da Berastagi, un paesino nel nord dell'isola, è possibile raggiungere il cratere del Sibayak dopo una tranquilla camminata di circa 3 ore. A differenza che in Myanmar riesco a non perdermi, a differenza che in Thailandia riesco a non farmi rubare nulla dalle scimmie... tutto procede liscio come l'olio: arrivo in cima, ammiro la bellezza del posto, scatto qualche foto, e nella via del ritorno faccio una lunga deviazione per dirigermi alle sorgenti di acqua termale che si trovano alla base del vulcano. Un bel bagno ritemprante dopo una bella camminata: una delle gioie della vita! Dopo le terme potrei proseguire a piedi (circa 10 km) per tornare alla Guest House, ma queste 2 ore di cammino vanificherebbero il beneficio di cui ho appena goduto. Decido quindi di prendere un mini-bus, che, mi informa la tipa dei bagni, è a circa 300 metri e parte quando è pieno.
La formula “parte quando è pieno” significa una attesa indefinita e, potenzialmente, infinita. Ma io non ho fretta. Faccio i 300 metri, vedo un mini-bus (vuoto) parcheggiato ed un capannello di persone nelle vicinanze. L'arrivo del sottoscritto (palesemente un turista) viene salutato con la solita frase di rito indonesiana “Hello Mister”, seguito dalla conferma che si, quello è il mezzo di trasporto per raggiungere Berastagi. Mi guardo bene dal chiedere a che ora dovrebbe partire, e mi aggrego al capannello di persone per capire cosa stanno facendo: sono il pubblico di una partita di scacchi. In quanto turista, scopro di avere diritto ad un posto d'onore nell'assistere al match; non mi faccio pregare, e mi siedo di fianco ad uno dei 2 giocatori, che si rivela essere l'autista. In realtà la partita non è una sola, ma una serie: i 2 contendenti (sempre gli stessi) giocano molto velocemente (circa 10-15 minuti a partita), ed il vincitore di ogni match incassa circa 2 dollari. L'atmosfera è coinvolgente: anche se parlano una lingua che non conosco, capisco dalle risate e dall'allegria che circonda il gruppo che gli sfottò si sprecano ad ogni errore o ad ogni mossa vincente. Mi sembra di tornare indietro di 20 anni, quando all'Università trascorrevo ore ed ore a giocare a carte con i miei compagni, in una atmosfera del tutto simile a quella che stò vivendo in questo momento. Ci fosse stato l'esame di “scopone scientifico” o di "briscola chiamata”, la lode non me la toglieva nessuno!
Nel frattempo l'autista infila 3 vittorie di fila, e io mi domando con quanto dispiacere dovrà interrompere questo filotto, dato che oramai l'autobus pare pieno. Ma i 2 tizi continuano a giocare, nessuno dei viaggiatori si lamenta ed io, da bravo forestiero, mi adatto.
Dopo un po' giunge un altro pulmino, al che l'autista-giocatore si gira, urla qualcosa ed i passeggeri, tranquillamente, si trasferiscono dal bus che era già parcheggiato in quello appena arrivato. Ed io con loro, e partiamo subito.
In pratica il bus era già pieno (e quindi in teoria pronto per partire) da un pezzo, ma dato che l'autista stava giocando a scacchi, e stava vincendo, ha aspettato che arrivasse un altro mezzo pur di non interrompere il suo divertimento. Mitico!!!

Il giorno dopo, sempre a Berastagi, mi dedico alla cura della mia persona: dopo più di 2 mesi di viaggio i miei capelli avevano raggiunto una lunghezza ingestibile, era quindi arrivato il momento di farli tagliare. Nel paesello c'è una viuzza con solo negozi di parrucchiere: c'è solo l'imbarazzo della scelta. Dalle foto esposte, mi sembra di capire che non esistano (al contrario che da noi) botteghe “per uomo” o “per donna”, però la stragrande maggioranza dei gestori è di sesso femminile. Io, da buon maschilista, mi dirigo da un ometto (non sia mai che una donna sappia tagliare i capelli: probabilmente è bravissima a colorarli, a pettinarli, a fare la messa in piega, e tutte quelle belle cose lì... ma ad armarsi di macchinetta per fare un taglio tipo militare vedo decisamente più indicata una figura maschile).

“Hello, do you speak english?”
Sorriso.. “little..”
“perfect... please, with the machine, short here, here and here (dietro ed ai lati)”
Sorriso... “ok, ok”
“... and a little bit longer here (sopra)”
Il sorriso svanisce sostituito da una faccia interrogativa. Colpa mia che sono in Indonesia, non parlo una parola della lingua locale, e mi esprimo in un inglese troppo complicato (“a little bit longer” è al di là della comprensione di un parrucchiere di Berastagi, e probabilmente anche di un meccanico di Latina o di un mobiliere di Cantù...)
Ci riprovo all'italiana: con la mano destra indico le parti della mia testa mentre, con pollice ed indice della sinistra, simulo la lunghezza che, quando indico la parte superiore del capo, come per magia diventa maggiore.
Sorriso... “ohhh... ok,ok!!!”
Mi fa sedere di fronte ad una specchiera che sembra uscita dal salotto di mia nonna nei miei ricordi di bambino, mi copre i vestiti con un lenzuolo che, a giudicare dalle macchie di vernice, viene usato anche per ridipingere le pareti, si arma di pettine e macchinetta per i capelli (con una sola misura) ed inizia a lavorare.
La cosa buffa è che io, dall'alto dei mie poderosi 1,75 m, sono mediamente una decina di cm più alto della popolazione locale, e dato che la poltrona (anch'essa appartenuta a mia nonna...) non è regolabile in altezza, il parrucchiere è costretto a stare in punta di piedi. Praticamente mi sembra di avere Carla Fracci che mi volteggia intorno mentre mi taglia i capelli.
Ad un certo punto l'uomo si arma di coraggio e mi chiede: “where you from?”
“Italy”
ohhh... Juventus?”
“No, AC Milan”
ahhh... Ibraimovich”
e con questo il nostro brillante dialogo termina, ma è l'ennesima prova dell'universalità del calcio.
Ogni tanto per ripulirmi il viso dai capelli tagliati, anziché usare la canonica morbida spazzola (che non vedo in giro), l'amico mi soffia poderosamente in faccia, ed inevitabilmente gli parte qualche sputacchio (sarà il gel, penso io...).
Comunque alla fine il risultato è più che discreto, e con mia grande sorpresa, mentre sono ancora seduto, dopo aver ricevuto la mia approvazione, il tizio inizia a massaggiarmi energicamente (ma piacevolmente) il collo e le spalle, poi mi prende delicatamente la testa fra le mani, la fa roteare dolcemente e all'improvviso fa un rapido movimento verso destra... CRACK!!! ed un altro verso sinistra... CRACK!!!
… mi guardo allo specchio: la testa è ancora attaccata al collo, ed è già un miracolo...
provo a muoverla leggermente, e questa risponde prontamente al comando, senza alcun dolore, ma anzi sento che il collo è decisamente più sciolto che in precedenza!
Hai capito 'sti parrucchieri indonesiani...
Se provo a proporre lo stesso trattamento al mio parrucchiere di Tradate (il cui nome d'arte è “Il Selvaggio”) come minimo gli rimane in mano un cranio da esporre come trofeo in vetrina.
Per la cronaca, taglio di capelli e massaggio (non richiesto, ma decisamente apprezzato) meno di 2 euro. Anche questo devo provare a dirlo a “Il Selvaggio”...

domenica 11 marzo 2012

Uno zoppo in Thailandia




da più di un anno convivo con un problemino al polpaccio sinistro: probabilmente un leggero stiramento, che non va a posto perché non sto mai fermo. Comunque è una cosa leggera, semplicemente un fastidio che ogni tanto si ripresenta un po' più intensamente, ma che non mi impedisce in nulla nei movimenti, al limite mi fa zoppicare un pochino.
Mi ero praticamente scordato di questo problema, quando a Chiang Mai ho seguito un corso di massaggio thai di mezza giornata. L'insegnante, una donna con la corporatura di un rinoceronte, mi stava facendo vedere come massaggiare la parte bassa delle gambe quando, con tutto il suo dolce peso, ha fatto forza sul polpaccio nel punto malato, e... ahi, il dolore è tornato fuori. Niente di grave, ribadisco, però è paradossale terminare un corso di massaggio (soprattutto thailandese, che dovrebbe essere più curativo che rilassante), zoppicando.
Dopo qualche giorno mi trovo a Ko-Pang-Nang, meravigliosa isola sulla costa orientale. Sono appena arrivato alla Guest House, che, per quanto spartana, è in posizione idilliaca e dispone di una spiaggette privata: dove mi reco, leggermente zoppicando, immediatamente. C'è qualcuno in spiaggia a prendere il sole, ma stranamente nessuno sta facendo il bagno. Boh, meglio così: io, anche se claudicante, faccio una leggera corsetta per attraversare il bagnasciuga ed in tre salti, hop hop hop, sono in acqua, dove, sullo slancio, continuo la mia corsetta... ahi ahi ahi: già, perché il fondale è pieno di scogli appuntiti, che consiglierebbero un ingresso molto meno garibaldino. Purtroppo prima che io possa fermarmi del tutto, mi procuro un bel buco sotto la pianta del piede (anche in questo caso il sinistro). Anche stavolta niente di grave, ma un fastidio ulteriore che mi costringe a non poter appoggiare bene il piede quando cammino, aumentando così la mia zoppia.
Un paio di giorni dopo mi sposto sulla costa occidentale, a Railay, sempre in un bungalow molto semplice, ma dotato di bagno, veranda ed amaca. La mattina mi sveglio presto, speranzoso di fare qualche bella foto alle prime luci dell'alba, esco sulla veranda a piedi nudi e questa volta appoggio il piede (il destro, una volta tanto) non su qualcosa di appuntito, ma su qualcosa di decisamente morbido... Merda! È quello che penso, ma soprattutto quello che pesto. Qualche simpatico animale (forse anche più di uno,vista la notevole quantità di materia) ha scambiato la mia veranda per una lettiera, ed io ho pensato bene di infilare il mio piedone nudo nel suo “corpo sciolto”, per dirla con Benigni. Saltellando maldestramente sul piede malato ma perlomeno pulito, rientro nel bungalow, mi dirigo in bagno e con l'aiuto dell'acqua riesco a fare una sorta di miracolo cromatico, passando dal marrone al rosa nel giro di un pochi secondi. Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà una giornata di... cacca.
Peccato, perchè Railay, oltre ad essere un posto meraviglioso, è anche un paradiso per il free-climbing, sport che ho provato una ventina di anni fa (e che ho prontamente abbandonato) ma che mi piace tantissimo vedere, in particolare dal vivo.
Inoltre l'isola offre anche un suggestivo punto panoramico raggiungibile dopo quella che viene definita una “impegnativa salita”. Ed è a quest'ultima che punto io, nonostante i problemini all'arto sinistro. Ben presto realizzo che l'aggettivo “impegnativo” relativamente ad una salita in un posto frequentato da free-climbers ha un peso specifico decisamente alto: in pratica mi trovo ad affrontare una specie di ferrata con l'aggravante che è particolarmente scivolosa, dato che è molto fangosa ed il giorno prima ha piovuto copiosamente. Probabilmente la zoppia della parte sinistra del mio corpo si è estesa anche all'emisfero mancino del cervello, dato che arrivo al punto panoramico e poi proseguo anche per una laguna ancora più difficile da raggiungere. Dopo un'ora abbondante riesco nell'impresa e, stanchissimo ma felice, vado a gustarmi gli scalatori, quelli veri.
Da una spiaggetta si stacca una parete verticale meravigliosa, ed è qui che mi dirigo ad ammirare i free-climbers, che quando arrivo sono già all'opera. Ma non sono l'unica attrazione: sono arrivate numerose scimmie che catalizzano l'attenzione dei turisti.
Io sono affamato. Ho già tirato fuori una scatola di biscotti che mi ero portato dietro, quando mi si piazza davanti al naso una bellissima scimmietta... atroce dilemma: mangiare o fotografare??? È come chiedere a Berlusconi se preferisce le bionde o le more...
Scelgo la foto:appoggio la scatola di biscotti (ancora chiusa) per terra, impugno la reflex, ma mentre scatto mi accorgo che sta succedendo qualcosa intorno a me. Abbasso lo sguardo e la scatola di biscotti è in mano ad una scimmia (non la mia “modella”, ma un complice) che si sta dando alla fuga salendo su un albero. Io insulto il primate, concludendo i miei improperi con “... voglio proprio vedere come fai ad aprirla...”. Dopo 2 secondi mi sta già bricciolando sulla testa...
Scimmie 1 – HomoNonSapiens 0.
Poi però la giornata è proseguita alla grande: per tutto il pomeriggio ho ammirato gli scalatori fare le loro evoluzioni in questo scenario incomparabile, ed alla sera mi son goduto il tramonto sdraiato sulla spiaggia sgranocchiando anacardi (specialità thailandese) e sorseggiando una birra. Questo romanticissimo tramonto.

Ero da solo, è vero. Ma a volte la solitudine è una magnifica compagna...

PS1: spero vivamente che la scimmia che mi ha fregato i biscotti non sia anche l'animale che mi ha cagato sulla veranda, altrimenti se la trovo me la faccio alla griglia...
PS2: in realtà durante il tramonto non ero solo: ero in compagnia della mia zoppia...

lunedì 27 febbraio 2012

Laos, finalmente!



...finalmente non perchè fosse una delle destinazioni che ho sempre sognato (anzi, fino ad un mese fa LAOS per me era come un acronimo o una sigla strana, non un paese da visitare...)
Finalmente perchè, fino a questo momento, in Asia non avevo ancora sentito quella vibrazione, quel piacere e quell'appagamento che è l'essenza stessa del viaggiare. Forse semplicemente perchè, rispetto a Myanmar e Cambogia, il Laos, paesaggisticamente parlando, è molto più bello, più vario, più completo: non c'è il mare, ma come si può vedere dalle foto, l'acqua (fiumi, laghi, cascate, lagune) decisamente non manca... .
Ovviamente è un giudizio del tutto personale, condizionato dal fatto che sono decisamente più attratto dalle bellezze della Natura che dalle opere dell'uomo, anche se queste a volte sono fantastiche (come le aree dei templi di Bagan in Myanmar o di Angkor in Cambogia). Però, in questo viaggio in Asia, solo qui ho potuto ammirare paesaggi che non mi facessero pensare: “bello, ma...”, iniziando immediatamente a fare una comparazione con altri incantevoli luoghi visti in giro per il mondo, e creando una sorta di classifica virtuale, dove quello che avevo davanti agli occhi inevitabilmente finiva abbastanza in basso nella lista. Qui, ripeto, è scattato di nuovo quel meccanismo per il quale non pensi “bello, ma...”.
Semplicemente esclami “bello!”. Senza comparazioni o classifiche del tutto inutili. Quando un luogo ti “rapisce” lo fa in maniera irrazionale. È bello. Punto e basta. Senza se e senza ma.
Ed una volta che il trend positivo inizia, vedi tutto in maniera ottimistica. Esiste sempre il rovescio della medaglia, ma nulla vieta di pensare che si tratti di una medaglia con 2 facce uguali...
Quindi da sud a nord, dalle 4000 isole del Mekong passando per gli altopiani impreziositi da numerose cascate per finire con le pareti di roccia a picco costellati da decine di grotte, mi sono proprio gustato questo paese!
Forse questo “positivismo” deriva anche dal fatto che ho incontrato personaggi decisamente interessanti nelle ultime 2 settimane. O forse è il “positivismo” stesso che mi fa ritenere le persone che incontro molto interessanti... chissà.
Comunque negli ultimi 15 giorni la Svizzera l'ha fatta da padrona: prima ho incontrato 2 ragazzi di Basilea che erano in giro con le loro bici: dalla confederazione elvetica al sud-est asiatico pedalando per 6 mesi, attraversando Europa dell'est, Turchia, Iran e prendendo un paio di aerei per evitare le zone “calde” (non in senso climatico, ma intese come zone a rischio) come il Pakistan, o quelle fredde (in questo caso si, in senso climatico) come il Nepal. Mi ha molto sorpreso il fatto che questi 2 svizzerotti abbiano attraversato l'Iran, un paese che ritenevo pericoloso, dato che sono condizionato dalle apparizioni televisive di quel pazzo di Ahmadinejad, il leader iraniano, e ingiustemente pensavo che tutti gli abitanti di quel paese fossero come lui. Invece gli elvetici mi hanno detto che la gente iraniana e' ospitalissima, i giovani parlano tutti un buon inglese e, soprattutto, è un posto meraviglioso.
Cosa che mi è stata confermata da altri 2 elvetici (in questo caso una coppia), che ho incontato qualche giorno dopo, e che stanno facendo più o meno lo stesso percorso dei loro connazionali, ma questa volta in camper. Certo, con il camper è decisamente più facile che con la bici, però è pur sempre una bella impresa. E poi, mentre i ciclisti sono quasi alla fine della loro avventura, ed una volta arrivati in Vietnam torneranno a casa in aereo, la coppia è solo a metà (scarsa) del viaggio: il ritorno avverrà attraversando Cina, Mongolia e Russia...
Io mi ritengo doppiamente fortunato: primo perchè riesco a viaggiare spesso e a lungo, secondo perchè nei miei viaggi incontro sempre persone, per me, incredibili.
Persone interessanti incontrate, paesaggi incantevoli, ottimo cibo (componente come sempre fondamentale per valutare un posto, e a Luang Prabang ho mangiato il pesce più buono della mia vita. Giuro!). Insomma, il Laos mi ha pienamente soddisfatto.
Ormai me lo chiedo ogni volta che sto bene in un posto: vivrei qui?
No.
Ma è stupendo esserci stato!

PS: forse alla fin fine L.A.O.S. è veramente un acronimo: "Lasciati Andare, O Sognatore..."